…..le dune ruggenti del Namib

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Andiamo vanti per un bel tratto sulla cresta, ci raggiungono anche i nostri amici inglesi , fino a scorgere in lontananza un puntino: è Ernest che ci viene incontro. Come i ragazzini ci divertiamo a scendere dalle dune saltellando sul posto in modo da creare un particolare effetto sonoro, un boato simile ad una valanga. Che ganzata!
Zuppi di sudore, e mano male che non c’è il sole, ci incamminiamo verso la macchina che è un lontano puntino bianco in mezzo alla sabbia e ad un certo punto ecco il colpo da maestro, Ernest ci fa trovare in cima ad un altissima duna il tavolo già apparecchiato.
Il menù prevede: lasagna, insalata e apple-crumble e non manca nemmeno una bottiglia di vino sudafricano. Ci sentiamo parte di un luogo unico: l’oceano di sabbia da una parte e quello d’acqua dall’altra, difficilmente potrà in futuro pranzare in uno scenario al pari di questo, siamo dei privilegiati.
Il pomeriggio volge al termine ma non manca un’ultima grande emozione quando Ernest blocca la macchina sulla cima di una duna con il muso puntato verso il basso lungo una pendenza di almeno 60°, quasi non riusciamo ad aprire e chiudere gli sportelli, data l’inclinazione dell’auto.
Siamo pronti e quando chiedo – Ernest, are you sure?- lui si volta , mi guarda, sorride con gli occhi grigi che gli brillano un pò birboni e invece di rispondermi molla il freno a mano e a motore spento scivoliamo in caduta libera provocando un boato che ricorda il rumore di un jet.
Lo rifarei all’infinito come da bambina con lo scivolo, i tuffi dagli scogli e i salti sul materasso.
Queste sono le dune barcane, le dune ruggenti del Namib!
La nostra guida non è solo un ottimo driver ma una persona delicata e profonda che ha saputo trasmetterci la sua passione e il suo profondo rispetto per la Natura (quella con la “N” maiuscola).
Facciamo rientro mestamente a Swakopmund, Sarah non ha smesso un attimo di chiacchierare a macchinetta e di ridere, Andrew dice che è stato il vino. Ci salutiamo con affetto e ringraziamo di cuore Ernest per questa bellissima esperienza e le grandi emozioni che ha saputo regalarci.
Concludiamo con la cena al Lighthouse , un ottimo pesce e una torta al cioccolato degna della migliore pasticceria nord-europea, perfetto finale per una giornata indimenticabile.

Il 17 ottobre ci sveglia un timido sole, il cielo è appannato e fa sempre freddo. Dopo aver sbrigato qualche commissione lasciamo Swakopmund verso le 9 in direzione del Damaraland a nord-est, siamo un pò in ritardo sulla nostra tabella di marcia. Imbocchiamo la C34, una salted road piuttosto insidiosa. La nostra prima tappa circa 100 km a nord-ovest e appena usciti dalla città la strada corre tra il deserto e il mare. Stamattina atmosfera “on the road” , la radio trasmette musica da grandi distanze perfetto accompagnamento su questa lunga e dritta strada costiera. Incrociamo di tanto in tanto qualche veicolo e poi solo oceano, saline e sabbia punteggiata da sparuti cespuglietti verdi.
Alla radio parlano l’afrikaner, un mix di inglese, tedesco, portoghese e africano. Non capiamo assolutamente niente!
Verso le 11 arriviamo a Cape Cross che ospita la più grande riserva di otarie del mondo, la ormai leggendaria puzza c’è eccome ma fortunatamente non fa male!
Migliaia di otarie, emettendo un verso gutturale molto potente, saltano e lottano per accaparrarsi i posti migliori al sole crogiolandosi sugli scogli neri. I grossi maschi s’impongono e troneggiano maestosi. Poco distante molti sciacalli sonnecchiano aspettando l’occasione per approfittarsi di qualche animale debole.
Il mare è sicuramente gelido e potenti flutti si infrangono sulla scogliera, molte otarie stanno pescando e anche in mare aperto si vedono le tipiche sagome che spuntano a pelo dell’acqua.
Cape Cross è un luogo ai confini del mondo.

……continua….

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