Namibia-Botwana-Victoria Falls- Ottobre 2007

” Dio creò il deserto
perchè l’uomo potesse
incontrare la sua anima”

Proverbio Tuareg

1° Parte- Dalla partenza fino alla Duna 45

A volte le esperienze più belle della nostra vita avvengono un pò per caso, suggerite da una parola captata, da un sentito dire.
Nonostante fosse un mio sogno nel cassetto questo viaggio in Africa è stato quasi un’intuizione, l’idea è partita da due parole sentite al volo in un corridoio del mio ufficio. Roberto (il mio compagno) era un pò titubante dato i costi, l’ambiente ostile , il fatto di essere da soli….
– Macchè!- Gli ho detto- Dai, si fa!-
Ci siamo entusiasmati e l’abbiamo fatto e adesso siamo soddisfatti e certi che niente e nessuno potrà toglierci ciò che abbiamo già vissuto e quello che di questo viaggio rimarrà dentro di noi per sempre.

Arrivare a Windhoek via Atene con scalo a Johannesburg ha richiesto un giorno intero di viaggio e quando alle 14 del 12/10 approdiamo alla Pension Christoph sulle colline della capitale namibiana siamo abbastanza stravolti ma pieni di energia.
Dopo un breve incontro con Manuela, l’incaricata della locale agenzia Latitude 24, decidiamo di fare due passi alla scoperta del centro cittadino.
La Signora Amanda, titolare dell’albergo, è molto preoccupata per la nostra incolumità ma andiamo e torniamo a a piedi e va tutto bene o forse “ci è andata bene” ma poco importa perchè il nostro unico desiderio adesso è una bella notte di sonno perchè domani comincia la nostra avventura.
Alle 7,30 del 13 ottobre facciamo colazione in una sala arredata con pelli di animali, un orologio a pendolo e due dei sette nani a decorare un’anonima credenza! All’esterno maestosi alberi carichi di fiori viola punteggiano la città. Dopo aver ritirato l’auto, una Nissan 4×4 scendiamo lungo la Indipendence Av., la 5° Strada di Windhoek, dobbiamo fare la spesa e cambiare un pò di soldi. Mentre Roberto è in banca io resto fuori e comincio ad osservare curiosissima e attenta. Ad un certo punto vedo spuntare alla mia destra un vecchio che cammina appoggiandosi ad un bastone, sembra cieco, e dietro di lui due giovani donne.
Le ragazze, bellissime, sono in pratica nude hanno solo una cintura alta che copre i fianchi e le natiche. Delle fasce ai polpacci, i piedi sono scalzi, un particolarissimo copricapo e delle collane. Il tutto in pelle e per il resto niente! L’unica cosa che ricopre il loro corpo ed i lunghissimi capelli intrecciati è un impasto di terra ocra e di grasso animale. Sono gli HIMBA, i pellerossa d’Africa.
Hanno un incedere ed un aspetto fiero e disinvolto, nessun imbarazzo e sovrastruttura. Sono spettacolari, liberi, stupendi.
Naturalmente i turisti si voltano stupiti ma i locali no, gli Himba fanno parte della loro quotidianità.Come benvenuto non poteva essere più affascinante, -questa vacanza non sarà banale per niente -penso.
In notevole ritardo sulla nostra tabella di marcia partiamo alla volta di Sesriem e dopo pochi kilometri la strada asfaltata lascia il posto allo sterrato che ci accompagnerà praticamente per tutto il viaggio e che ci obbliga ad abbassare la pressione delle gomme per diminuire il più possibile l’eventualità di forature e scoppi.
Appena usciti dalla città il paesaggio che ci appare ci ripaga immediatamente della fatica del viaggio. Incontriamo subito i primi animali che impareremo a riconoscere e diventeranno una presenza costante.
I primi 350 Km corrono in mezzo al deserto, incrociamo pochissime auto che volano sulla strada alzando nuvoloni di polvere fine come il borotalco. Gli spazi sono immensi, un deserto pietroso sconfinato interrotto da monoliti e alte montagne mozze e piatte, ora gialle, ora rosse ocra, poi albicocca, alcune volte quasi celesti. Una sfumatura continua, una tavolozza di colori. Il cielo è azzurrissimo e non c’è una nuvola, il contrasto è netto, forte, il silenzio totale. E’ un altro mondo.
Lungo il tragitto incontriamo qualche fattoria, ci chiediamo come si possa vivere così isolati lontani da tutto e da tutti ed arriviamo alla conclusione che si tratta di calarsi, probabilmente nascerci, in un altra dimensione di spazi, tempi, aspettative e priorità.
Questo è un luogo spirituale dove ti trovi obbligatoriamente a contatto con la tua parte più emotiva. Non vediamo ed incontriamo nessuno se non un uomo, penso un bracciante, che ci rincorre per avere un poco d’acqua!
Già, l’acqua! Impareremo ad offrirla, sempre.

Il pomeriggio corre veloce tanto che alle 19,30 siamo ancora sulla strada e ci coglie il buio.

La notte nel deserto è strabiliante , il tramonto infuocato lascia spazio in un baleno a milioni di stelle che bucano un cielo di un blu profondo . Il tutto esaltato da una assoluta oscurità. E’ meraviglioso, mi ricorda il cielo del Presepe!
La mia dottoressa dice – Le persone non guardano le stelle perchè se lo facessero tutto il resto perderebbe senso- Penso abbia ragione, tutto si ridimensionerebbe talmente tanto da svuotarsi di ogni significato umano. Quando la volta celeste è così zeppa di puntini luminosi sembra quasi che ti possa cadere addosso da un momento all’altro e noi insignificante granelli di carbonio attaccati per i piedi a questa Terra, in fondo cosa siamo? Così abituati ai doni della natura non li apprezziamo più, li diamo per scontati ma se ci fosse un solo posto al Mondo, uno solo, dove si potesse ammirare le stelle, una valle sperduta in mezzo ad un deserto come questo la gente farebbe carte false per poter provare questa grande emozione e invece….
Vabbè! torniamo sulla strada.
Come dicevo ci ritroviamo al buio pesto nel deserto alla ricerca di una strada laterale che ci porti al nostro lodge, è una parola!
Procediamo per circa 80 Km quasi a passo d’uomo, non vediamo assolutamente niente che non sia illuminato dai fari del fuoristrada e c’è il rischio che qualche animale sbuchi all’improvviso danneggiando seriamente la macchina e mettendoci nei guai.
Perdere l’orientamento è davvero l’ultimo lusso che ci si possa permettere in un deserto, di notte poi….Abbiamo affrontato questa difficoltà con intelligenza, calma, un pizzico di fatalismo e qualche risata e alla fine, scongiurata la notte in auto, alle 21,15 ci troviamo seduti nella sala da pranzo del Betesda Lodge e alle 22,30 chiudiamo i contatti, domattina alle 5,30 suonerà la sveglia ci aspettano le dune di Sossusvlei.

Alle 5,30 del 14/10 aprendo le tende della stanza ho pensato di essere su Marte. L’alba rossa tingeva il deserto di un tono intenso, le ombre sottolineavano le forme delle pietre e delle montagne e le ultime stelle brillavano ancora in un cielo che man mano si andava schiarendo, il silenzio assoluto interrotto solo dal canto di qualche uccello rendeva l’atmosfera surreale, una scenografia teatrale. Sono rimasta senza fiato- Corri Roberto, corri, vieni a vedere…corri!-
Con la colazione al sacco partiamo velocemente, per arrivare a Sesriem ci sono 40 Km.
Il tragitto è parte della strada che abbiamo percorso ieri sera nell’oscurità ma adesso che è già giorno la bellezza di questo luogo si manifesta in tutta la sua grandiosità.
L’alba sulle dune ce la siamo persa ma alloggiare all’interno del parco non è cosa per le nostre finanze.
Entrando rimaniamo abbagliati dal paesaggio mozzafiato: una lunga striscia di asfalto nero corre in mezzo a dune rosse, gialle, arancio, albicocca e ocra alte anche centinaia di metri, nessuna nuvola in cielo.
I giochi li luce creano spettacolari effetti sulle sinuosità delle dune, alcune sono da un lato nere e dall’altro rosse. Alberelli e cespugli tenaci e resistentissimi punteggiano di verde o giallo questo oceano di sabbia, a volte sono solo tronchi neri ritorti dal vento e arsi dal sole. Adesso possiamo dire di essere stati dentro una cartolina.
E’ già caldo e sono appena le nove quando arriviamo alla famosa e celeberrima Duna 45, non resistiamo alla tentazione di scalarla.

…continua….

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